Si continua a morire nel canale di Sicilia. Potrebbero essere settecento le vittime di  questa notte, dove, secondo le prime frammentarie notizie, un barcone  di migranti stipato all\’inverosimile si è rovesciato  in acque internazionali. Ma se anche fossero di meno la sostanza non cambia: l\’esodo dalla polveriera africana è una delle grandi tragedie del nostro tempo, che i governi del ricco  Occidente stanno affrontando in modo del tutto inadeguato, senza una reale comprensione dei fenomeni che lo determinano. A cominciare dalla generale infatuazione per una \”primavera araba\” che si è ben presto trasformata nel plumbeo autunno dell\’estremismo islamico.

Non sono da meno i mezzi di informazione, soprattutto qui in Italia. E due vicende di questi giorni lo dimostrano. La prima riguarda la rissa per presunti motivi religiosi, con tanto di cristiani gettati in mare, avvenuta su un barcone dei migranti. E\’ stata lanciata in prima pagina come certissima da giornali, radio e televisioni. E soltanto in queste ore alcuni giornali cominciano a esprimere qualche riserva sulla ricostruzione dell\’accaduto raccontata dai superstiti.  
Sempre in queste ore altri giornali  incominciano a avanzare il sospetto che non ci sia stata alcuna aggressione pirata al peschereccio di Mazara del Vallo  soccorso dalla nostra marina e riaccompagnato al sicuro nel porto di partenza.  Beccato da una motovedetta libica con le \”reti nel sacco\” a pescare in una zona vietata, il comandante avrebbe pensato bene di darsi alla fuga per evitare il sacrosanto sequestro dell\’imbarcazione. E si sarebbe inventato i pirati per giustificare il fatto di avere trattenuto a bordo il marinaio libico – disarmato – che doveva portare la sua nave in porto.
Prima o poi la verità verrà a galla. Una cosa però è certa: il giornalismo italiano ha smarrito i fondamentali. Fin dal primo momento, in entrambi i casi, c\’erano ampi motivi di dubitare, e i dubbi avrebbero dovuto trovare spazio negli articoli e nei titoli. Dei migranti che arrivano sui barconi non siamo neppure in grado di conoscere nomi e nazionalità, figuriamoci la religione.   Quanto ai pescatori  di Mazara del Vallo, la loro abitudine di sconfinare in acque libiche è ben nota. Ma ancora una volta ha avuto la meglio la pigra accettazione di quel che fa più comodo, intrisa di voglia di scoop e anche, purtroppo, di abissale ignoranza.
Continuiamo così, ma non stupiamoci per le troppe bufale che finiscono in prima pagina e affondano il mestiere più bello del mondo.