In una delle sue ultime interviste Umberto Eco disse che i social avevano dato diritto di parola a legioni di imbecilli. Aveva ragione. Ma si era dimenticato di spiegare che le legioni di imbecilli c’erano già prima, ci sono e ci saranno sempre. Anche gli imbecilli hanno diritto di esistere e di votare. L’unica differenza è che prima tacevano, ed era più facile far finta che non ci fossero. 
La  campagna elettorale sembra fatta apposta per moltiplicare il tasso di imbecillità. I social sono diventati un campo di battaglia, dove i candidati e i loro sostenitori danno il peggio. Si scopre quanto Tizio sia da sempre innamorato della sua città, quanto Caio voglia impegnare tutto se stesso per risolverne piccoli e grandi problemi, quanto Sempronio sia disponibile a sacrificarsi per il bene comune. E naturalmente si spiega quanto siano nefaste le ricette degli altri, che nel migliore dei casi sono inesperti e inadatti ad amministrare, nel peggiore dei veri farabutti.  I colpi bassi non si contano, dalle foto non riuscite di candidati già in partenza poco fotogenici ai documenti che provano inoppugnabilmente quanto quegli altri predichino bene e razzolino male, senza dimenticare i video recuperati dagli archivi per inchiodare gli avversari alle loro contraddizioni o alla loro scarsa lungimiranza politica. Poi, se tutto ciò non bastasse, arrivano le mozioni degli affetti. Come può uno come te, con la sua storia, non votare il candidato X ? A favore del candidato Y si sono espressi Z e W. Non vorrai mica mescolarti a gentaglia di quella risma? E’ vero, quello lì  è un cretino, ma non ci sono alternative. E via argomentando.
Mancano dieci giorni ai ballottaggi e non se ne può più, anche perché non si capisce l’utilità del bombardamento. Fior di studi dimostrano che i social non fanno cambiare le opinioni, ma rafforzano quelle che già si hanno. Un po’ perché si tende a interloquire con persone affini, molto perché l’obiettivo primario di chi posta e twitta è quello di esprimere se stesso e le sue idee, giuste o sbagliate che siano.
Sui social non si dialoga, ci si confronta. E poiché le cerchie degli amici virtuali sono in genere molto più larghe delle cerchie degli amici veri, la probabilità di incontrare un imbecille – e naturalmente quella speculare e altrettanto legittima di essere considerato tale – cresce in modo esponenziale. 

Non c’e’ rimedio, purtroppo. Ne sono perfettamente consapevole mentre mi arruolo nelle legioni di  Umberto Eco postando questa riflessione. Però vi avverto. Ancora uno spot  promozionale di un aspirante sindaco all’apertura di un video di Youtube e nel segreto dell’urna non risponderò delle mie azioni.