Gianfranco Bianco non c’e’ più. Ha combattuto la sua battaglia contro la malattia con lo stessa forza di volontà che metteva in tutto quello che faceva, nella vita e nel lavoro. E non ha perso, perché ha lasciato a tutti noi, amici e colleghi, il ricordo di una persona speciale e di un vero giornalista.
Sono passati molti anni da quando ci siamo incontrati nella redazione del telegiornale del Piemonte, allora guidata da Federico Scianò.  Eravamo i più giovani, e fummo affidati alle cure di Leoni, inflessibile capo della radio. Ma i gazzettini ci andavano stretti, volevamo la televisione, e la facevamo nei ritagli di tempo, rubando spazi ai colleghi più anziani, sempre disponibili a partire per qualunque destinazione, senza badare agli orari e ai turni da saltare, senza mai prendere ferie.  
Insieme siamo passati dalla radio alla televisione, insieme siamo arrivati alla conduzione, che allora ci sembrava così importante. Ma soltanto lui è diventato il volto del TG, perché aveva qualcosa in più, quel contagioso entusiasmo che va oltre la tecnica, e non si può fingere. Così come non si può fingere la dedizione assoluta nei confronti del pubblico che traspariva da ogni servizio di Gianfranco, dai collegamenti in diretta che dosavano sapientemente notizie e sentimenti, dagli speciali sempre vivaci, ma preparati con grandissima tecnica e attenzione al dettaglio. 
Un amore ricambiato, come può testimoniare chiunque lo abbia accompagnato sul campo, e abbia visto come veniva accolto dalla gente, che lo sentiva amico, e vedeva in lui il simbolo di una RAI vicina ai problemi del territorio. 

I tempi cambiano, e non sta a noi vecchi dire se in meglio o in peggio. Di una cosa però sono sicuro. Gli strumenti  possono essere diversi, ma sono la curiosità e la voglia di raccontare che fanno del giornalismo il mestiere più bello del mondo. E a  Gianfranco non mancavano.